equivalent xi: the new noise

coverCon Equivalent XI Gianluca Favaron raggiunge un’essenzialità e una semplicità spiazzanti, di quelle che alla fine del disco non ti lasciano fermare il giudizio. Un album che passa quasi senza accorgersene dal plugged all’unplugged, suonato con oggetti (il sistema degli oggetti?) di uso comune, che divengono le percussioni appartenenti al rituale più antico del mondo, quello della quotidianità, e vengono a seconda dei bisogni messi in loop ed effettati. Per carità, non è un disco degli STOMP, piuttosto sembra vicino in qualche modo al lavoro di Helena Gough e fa fare alle orecchie un balzo all’indietro nel fino a tracce come “Vi Scose Poise” degli Autechre di Confield, non a caso uno degli album più ostici usciti su Warp. Questa vicinanza è dovuta anche al fatto che a un dato momento – paradossalmente se si considerano le sorgenti sonore – il lavoro di Favaron giunge quasi all’astrattezza, accompagnata da una sottile inquietudine (sentire soprattutto la traccia finale).
Difficile, difficilissimo. Se fosse facile, però, forse non saremmo qui…
[Fabrizio Garau | The New Noise]

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