decomposed days: where is the club?

10553408_927084340651803_7914120720133053748_nMentre infuria una tempesta a colpi di drone, un sottile ticchettio scandisce i secondi che passano. Distorsioni in successione, atmosfera elettrica. Infine, un sibilo e voci umane. Incomprensibile inglese per tutti, o forse degli spari in lontananza. Cosa conta davvero? Questa è l’altrettanto indecifrabile non-musica del XXI secolo.
L’introduttiva Time And Space delimita proprio il tempo e lo spazio di ascolto di “Decomposed Days” (2014), nuova collaborazione tra due dei migliori esponenti della scena sperimentale tricolore: Corrado Altieri e Gianluca Favaron.
Del primo si ricordano i trascorsi con progetti quali Candor Chasma, Monosonik e Uncodified; del secondo, ancora in luce in primavera con “Equivalent XI” (2014), è inevitabile non citare il monicker Ab’she e le esperienze in coppia con Ennio Mazzon negli Zbeen o quella con il proprietario dell’ ‘universo’ Silentes, Stefano Gentile, negli Under The Snow.
La precedente collaborazione tra il produttore cagliaritano e l’artigiano sonoro trevigiano risale a poco più di dodici mesi fa, quando Silentes Minimal Editions rilasciò “The System Of Objects” (2013), omaggio a Jean Baudrillard, sociologo francese.
Il nuovo disco gravita intorno alla dimensione del surreale in chiave cinematografica, con espliciti riferimenti – Vertical Features è un tributo all’omonimo film di Peter Greenaway – e suggestioni costruite su altre immagini, del tutto oblique, spigolose e rarefatte, generate in note dalla totale contaminazione di suoni proposta dal duo.
Un esempio è proprio la già citata Vertical Features, in bilico tra aperture ambient, sbuffi glitch e percussioni ottuse ricondotte all’interno di un’inquietante profondità All’improvviso, uno stop. Nuovi tuoni e vie di fuga. Una vibrante calma è ripristinata.
In lontananza, il rombo di una motocicletta e le cicale di notte. Retention, invece, riparte nella direzione opposta agli ultimi frammenti field recordings della traccia precedente. Astratte ripetizioni a oltranza. Elettronica a onde per un’ipnosi dalla breve durata. {T} Fragments In Motion se ne distanzia. È un gioco a due. Tra ferraglie e crepitii.
Superati gli ultimi gorgheggi, la chiusura è affidata a Nowhere. Atmosferica, forse severa a tratti, e con disturbi rumoristici ridondanti. Cifra finale dell’illimitata connessione fra computer-music radicale e tessiture noise.

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