entretien: électronique.it

cover1-e1429547408377Colloquio, manutenzione, intervista, o mantenimento. Sono i vocaboli con cui è possibile tradurre dal francese all’italiano “Entretien” (2015), titolo scelto da Gianluca Favaron e Stefano Gentile per il loro primo album di inediti su 13, la più recente delle ‘reincarnazioni’ discografiche dell’etichetta Silentes. Ognuna delle quattro possibili traduzioni sottintende sia a rapporti del tutto dialogici condivisi tra esseri umani che alle loro interazioni, più o meno astratte o tangibili, con oggetti.

Di sicuro, i due produttori non disdegnano né gli uni, considerata la loro amicizia, né gli altri, specie se è possibile sperimentare ‘cum manu’. Dopo l’esperienza tra le fila degli Under The Snow, il musicista veneto e il boss della sopracitata Silentes hanno deciso di tentare la via delle sonorizzazioni. Il nuovo progetto nasce, infatti, da una serie di sedici immagini scattate in bianco e nero dal secondo, fotografie sempre introspettive, su cui il primo ha potuto sperimentare soluzioni ardite.

Ogni suono è così ricollocato in scia a un’idea altrui, visibile e quindi codificabile attraverso un linguaggio musicale. Concrète music e noise sono gli stili alla base delle varie interpretazioni, masterizzate da Simon Balestrazzi e racchiuse in un packaging di qualità, tra libretto formato A/4 contenente il lavoro fotografico e il cd. Una gradita costante di molti prodotti rilasciati dalla label 13. A conferma di ciò, il disco, pubblicato pochi mesi fa, è stato disponibile anche in una rara art edition di sole tredici copie.

L’apertura di “Entretien” è affidata a I, un mix di materia prima che arde senza sosta e continui segnali acustici. La pausa a metà traccia sembra l’occasione giusta per rifiatare, ma poco alla volta nuovi rumori in serie s’impongono in tutta la loro organicità. Gli echi field recording posti in chiusura si collegano perfettamente a II, traccia a metà strada tra drone ascendenti e un profluvio di micro suoni. La loro costante intermittenza segna lo scorrere del tempo, per cinque cinematici minuti.

Sorpresa in avvio con III: languidi accordi blues introducono la chitarra come nuovo strumento, che non stona affatto. È la deviazione musicale che, forse, può aprire nuovi percorsi sonori per il futuro del duo. Infine IV, o l’incubo dalle tinte industriali, perché le nuove tenebre sono ricollocate all’interno di una catena di montaggio, mentre all’esterno si susseguono automobili in movimento e accennate voci di bambini. Inconsapevoli dell’elettrica potenza di quattro suite in loop.

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