nearly invisible – vital weekly + electronique.it

sps1510_deison_favaron‘Nearly Invisible’ might not be the right title for the collaborative work by Deison and Gianluca Favaron: there is a 7″ sized (more or less) photo book that travels along with the CD and it not nearly invisible: it is in fact very visible. It shows us pictures by Stefano Gentile of surfaces (floors, walls) with dirt on it, or painted removed; rusty stuff. Deison brings in tapes, synthesizers and noise, while Favaron brings objects, microphones and effects along and together they seem to aim for that same sort of rusty effects, but then captured in sound. This is what one could call experimental music.
It’s a bit of a lot: drones, microsound, noise, ambient, electro-acoustic music, clicks ‘n cuts, all merged together in nine relatively compact pieces of music, short and to the point, which is something other than what a lot of music these days suffers from: too long and too much repetition of a single idea. That is not the case here. Deison and Favaron play music, using an excellent amount variety of sounds and ideas to come up with some very exciting pieces. In itself perhaps not always the newest things, but tapping from so many influences and still being able to create a homogeneous album that keeps ones attention throughout is a great thing. This is ambient music plus spice, noise with thought and rhythms for no-dance, as in ‘Gola Secca’. A product that unites power and beauty, both
musically and visually. (FdW)

La veste semi-trasparente di Early Invisible passa attraverso la capacità della sua voce di influenzare l’ascoltatore. Il carattere è concepito come un meccanismo combinatorio, reso esplicito dalla struttura stessa, segmentata ed impressa.
L’incontro sul piano operativo tra Cristiano Deison e Gianluca Favaron, dopo essersi già interfacciati nel 2011 con l’album “Night Sessions” diventa luogo di creazione di una serie limitata di 230 copie formato (cd e book). In stile Silentes viene proposta una limitata versione “art edition” di 13 copie che neutralizza ed incanala in un percorso di continuo cuci/scuci degli ambienti creati attraverso una copertina dipinta a mano che suscita alcuni contenuti archetipi, apparentemente assuefatti da diverse forme di infondatezza.
La riorganizzazione di un packaging incline ad una resa all’ apparenza semplice, ma articolata in una fitta rete di complessi sistemi atti a garantire autenticità è la conferma di un’intenzione già discussa in precedenti composizioni. Una presentazione che esteriorizza attraverso il disegno e la messa a fuoco dell’istante, il posto nel quale è stata generata che si svincola dal mero gusto artistico fine a se stesso.
Nove brani che dialogando tra loro attraverso l’utilizzo di nastri, sintetizzatori, microfoni oggetti di materiali, restituiscono ognuno una o più immagini.
In Thin Air sin anticipano una serie di elaborazioni di effetti in uno spazio semi vuoto dove il suono può mettere in prospettiva le cose. Un iniziale approccio tra esperienza spaziale e pensiero analitico caratterizzato da un’accoglienza che va da se, muta.
Procedendo con Inside il suono amplifica leggermente il senso dell’orientamento e la conoscenza reale o fittizia che ognuno di noi può avere in un certo momento, con una struttura più fitta.
Una concentrata smaterializzazione avviene in Metal tangue le quali campionature ed effetti di contatto trovano la traduzione irrigidita nel loro materiale.
Strain pone interferenze costanti che si antepongono a Pulviscolo; un’immersione accompagnata da una manipolazione di impulsi suoni e voci filtrate che mantengono l’eco delle realtà dalle quali sono state raccolte.
Nearly invisible, dallo stesso nome dell’album, rende le sembianze di un dialogo in cui la dimensione narrativa della composizione coesiste con una percezione dello spazio nel quale, in maniera labile, attraverso l’articolazione del rumore, i due sembrano prenderne le misure. Parti diverse che comunicano l’una con l’altra. Gli oggetti utilizzati come fonte di suono, delineano un susseguirsi di pieni e di vuoti dando spazio alla creazione di un fenomeno di alto gradimento ed ambientazione di uno o più momenti contemporaneamente.
L’induzione verso i dettagli espressi sia sotto forma complessa o semplice viene completata con la masterizzazione di Giuseppe Ielasi ed il contributo della fotografia e delle immagini di Stefano Gentile. (Claudia Di Giuseppe)

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