Applied misinformation for people control [1]

[Marco Ferretti – Electronique.it]
Ci piaceva l’idea di riprendere tematiche care allo scrittore Willliam Seward Burrough come quelle sul controllo dell’informazione e delle masse e, nello specifico, relative all’informazione che spesso diventa disinformazione e non per puro caso. Tutti aspetti, poi, che continuano a essere di estrema attualità e importanza ancora al giorno d’oggi.
Spingersi ai limiti. Abbandonarsi al rumore. Il piacere dell’eccesso e il non equilibrio dell’inconscio. “Applied Misinformation For People Control” (2015) è un concentrato di sperimentazione estrema a cura di Corrado Altieri e Gianluca Favaron. Una sorta di ritorno alle origini, ad ascolti adolescenziali, a un passato post-punk, così come a un elettronica di stampo radicale.

L’album, undici curiose tracce offerte alla Naked Lunch, non è il primo associato ai nomi dei due esperti produttori italiani. Nel recente passato, hanno infatti incrociato i loro flussi sonori per “The System Of Objects” (2013) e “Decomposed Days” (2014): una coppia di dischi attenti, ragionati e forse, a tratti, frammentati nel loro incedere, ma assai concreti.

Oltre il genere. Alle spalle di ogni definizione. L’esperienza al servizio dell’ingegno. I progetti per Silentes e la sua sublabel 13 un ottimo prologo. “Applied Misinformation For People Control” l’epilogo dalle forti tonalità. Software ad hoc, strumenti poveri, field recording e drone in serie per ridare nuovo lustro a due loro pseudonimi, Uncodified e Ab’she.

Dall’insieme dei brani, contraddistinti dalla riduzione del titolo a una sigla seguita da un numero, emergono battiti secchi, voci metalliche e fischi assordanti. Alle contorsioni della prima parte dell’opera seguono sibili, contorsioni e veloci ripartenze. Tremori sottesi destinati, però, a interrompersi sempre in maniera abbastanza brusca o all’improvviso.

Quando la saturazione raggiunge l’apice, è l’elemento tribale a dominare la scena in chiave digitale. All’ultima raffica di colpi segue un volo a bassa quota. Corrado Altieri e Gianluca Favaron, quarantuno minuti, duecentocinquanta copie e tanta voglia di disorientare l’ascoltatore di turno. Una condizione non obbligatoria, ma d’impatto. O senza mezzi termini.

L’album è stato pensato come split ma sviluppato come unico concept. Da un punto di vista sonoro, così come di scrittura, io e Gianluca Favaron volevamo qualcosa di più violento e aggressivo rispetto ai precedenti lavori associati ai nostri cognomi. È anche per questo che si è pensato di rilasciarlo ricorrendo ad altri monicker propri di altri progetti solisti.

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