Applied misinformation for people control [2]

[Lorenzo Nobili – Sounds Behind the Corner]
Terzo album che vede affiancate due realtà vivide e vitali del panorama underground italiano, vale a dire il progetto Ab’she di Gianluca Favaron e il più noto agli appassionati della scena power electronics Uncodified aka Corrado Altieri.
Dopo “The System Of Objects” e “Decomposed Days”, i due act tornano ad incrociare i propri talenti sperimentali e rumoristici in un album ispirato alle tematiche di Burrogh sul controllo dell’informazione e delle masse – soprattutto sul tramutarsi delle prime in mirate disinformazioni per ingannare il popolo beota – uscito ad ottobre 2015 per Naked Lunch in 250 esemplari in confezione digipak con un artwork curato dallo stesso Jacopo Fanò e con un mastering affidato a Simon Balestrazzi.
Il risultato è una sorta di split che vede Ab’she occuparsi delle prime sei tracce, mentre le rimanenti cinque vengono curate da Altieri, tutte riportanti le iniziali del titolo dell’album con relativo numero. Due parti distinte e non che si incrociano e si completano a vicenda formando una creatura sonica unica e multiforme. Se Favaron ci accoglie con battiti serrati e penetranti, accompagnati da soffi noise e subliminali tachicardie pulsanti tra stridii vari e pseudo-melodie spazial-amniotiche dai riverberi nebulosi e corrosivi; torsioni di delay; pulsazioni ritmiche e sostenute o bassi in guisa wave fautori di melodie cupe su struscii di field recordings, Altieri ci scaraventa egualmente tra click, dilatati stridori noise e droni subdoli; contorsioni rumoristiche e ritmiche cupamente altisonanti; fischi subliminali che prendono il sopravvento in certi frangenti penetrando i timpani; spruzzi decostruttivi e mareggiate soniche ipnoticamente caotiche; vapori venefici e roteanti circoli rumoristici catarticamente fascinosi o serrate e robotiche percussioni acide su stridori inarrestabili.

Una festa noise intelligente e strutturalmente varia, che non utilizza solo il rumore puro per spiazzare e disturbare, ma costruisce invece una continuità sonica potentemente espressiva, uscendo dai soliti schemi power electronics per imbastirsi su litanie soniche a tratti cupe e a tratti prorompenti, con un occhio di riguardo ad un’aggiunta pseudo-melodica in diverse sue parti che lascia digerire le sferzate elettroniche non così invadenti. Un incontro ben strutturato ed equilibrato tra due pilastri della scena underground italiana, rappresentazione degli ultimi spasmi devastanti ma ordinati di una società al macero.

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