blank spaces – rosa selvaggia

Finalmente anche Gianluca Favaron va al cospetto di Nebo e Sacha di Luce Sia, tappa obbligatoria per i progetti italiani più titolati di musica elettronica, ma dove trovano spazio anche piacevoli scoperte.
Il lavoro è nel segno della musica astratta e sperimentale con due lunghe suite di sedici minuti esatti l’una ad occupare ciascuna un lato della cassetta.
E’ un album isolazionista e minimale, di non facile ascolto per chi non è avvezzo a certe sonorità, ma che come sempre soddisferà gli appassionati del genere. Gli autori letterari di riferimento, più o meno manifesti sono Camus e Sartre, essendo le due tracce a nome dei due protagonisti dei rispettivi romanzi “Lo straniero” e “La nausea”: in entrambe le opere aleggiano un male di vivere patologico ed inesorabile, un esistenzialismo ed un nichilismo assoluti che perfettamente ritornano nelle trame sonore di Gianluca, lunghe e dolorose che non chiedono niente, non insegnano niente e non lasciano niente, ma colmano per trentadue minuti il vuoto dell’esistenza di ognuno di noi.

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